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Il Mondo Sommerso Da Un Debito Di $1 Quadrilione
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TOPIC: Il Mondo Sommerso Da Un Debito Di $1 Quadrilione

Il Mondo Sommerso Da Un Debito Di $1 Quadrilione 10 years ago #588

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Economia: Il Mondo Sommerso Da Un Debito Di 1 Quadrilione Di Dollari

E' un neologismo che coniamo qui su WSI per dare l'idea di quale sia l'ammontare di carta a buffo che ci sommerge: $1.000.000.000.000.000. I colpevoli: stati, banche centrali, banche. Ma in Italia, terzo debito del mondo, in prima linea in questa guerra da capitalismo degenerato, si parla d'altro. E l'unico ministro della Repubblica in grado di gestire il potenziale crash deflazionistico, Giulio Tremonti...

Wall Street Italia, Luca Ciarrocca, 18 luglio 2010

Il sistema economico-finanziario mondiale e' ormai inondato dal debito. E' un fenomeno storico di cui noi, in questa generazione, siamo testimoni, qui ed ora. E' la piu' grande bolla debitoria di sempre, pari in totale a un quadrilione di dollari. Esatto, questo neologismo lo coniamo in Italia qui su WSI per dare l'idea di quale sia l'ammontare di carta a buffo che ci sommerge. In cifre $1.000.000.000.000.000, cioe' 10 alla 15esima. Fate finta che un secondo sia come un dollaro. Un milione di secondi equivale a dodici giorni. Un miliardo di secondi sono 32 anni e cinque trilioni di secondi oltre 158 mila anni. A quanti anni luce corrisponde un quadrilione? Rigiriamo la domanda ai nostri lettori matematici o ingegneri.

Come faremo a ripagare questa enorme massa di carta stampata dalle banche centrali, che davvero non ha precedenti nella storia economica dell'umanita'? Una soluzione radicale sarebbe fare un colossale default planetario, azzerare tutto, e ripartire dal "via". Ovviamente non e' possibile (a meno di ipotesi intermedie di ristrutturazione) pena il crack di sistemi politici basati quasi tutti su ordinamenti "law & order" e sul rispetto di leggi e contratti; torneremmo a scambiarci conchiglie, ossa di tibia e per gli amanti dell'economia jurassica, lingotti d'oro (e' una provocazione: aspettiamo le reazioni dei molti fan del metallo giallo).

Invece, l'enorme massa di debito puo' essere solo "servita" da ulteriore crescita dell'economia mondiale. E questo e' il punto. Perche' sembra proprio che il motore dello sviluppo economico nel mondo si sia imballato in conseguenza della devastante crisi finanziaria del 2008-2009 esplosa in America e diffusasi come in virus aggressivo in ogni angolo della Terra. Il capitalismo sta vivendo una di quelle crisi devastanti di cui nemmeno Carl Marx nel piu' idilliaco dei suoi sogni si sarebbe immaginato. Il risultato e' che vediamo in atto enormi pressioni deflazionistiche nel mondo occidentale sviluppato. L'ulteriore conseguenza potrebbe essere una depressione deflazionaria globale con successive dislocazioni geopolitiche molto pesanti (lasciamo alla fantasia di ciascun lettore immaginarle per varie zone geografiche).

La maggior parte dei titoli sui media piu' seri e non al servizio delle propagande politiche locali, negli ultimi mesi si e' incentrata nella descrizione della questione "debito" parlando dei problemi concreti di Grecia, Portogallo e Italia (il nostro paese ha il record rapporto debito/pil in Europa al 118%, con 1.827 trilioni di euro, ed il terzo del mondo). Eppure gli Stati Uniti quest'anno hanno un debito pari a $8 trilioni di dollari e il debito sovrano in Giappone e' a livello di rischio ancora piu' alto (n.1 nel mondo) con un rapporto debito/pil del 219%. Il Giappone in questi mesi sta onorando il debito a un tasso dell'1.50%. Se i tassi dovessero per qualche motivo risalire al 3.50%, Tokyo non sarebbe nemmeno in grado di pagare gli interessi.

Il problema vero delle degenerazioni del capitalismo sono le banche e le banche centrali. Quelle italiane (di cui 2 o 3 hanno seri problemi di liquidita' dovuti alla forte crescita di crediti "tossici" per i quali dovranno essere ricapitalizzate) sono tutto considerato abbastanza solide, in raffronto per esempio alle banche inglesi. Gli istituti del Regno Unito hanno ammassato $4.4 trilioni di passivita' all'estero, cioe' due volte il pil UK. Eppure l'Inghilterra non ha mai fatto default dai tempi del Medio Evo. La verita' e' che questo capitalismo e' degenerato e Robin Hood sarebbe oggi un eroe se fosse vivo, non perche' l'altro sistema e' migliore (leggete bene, lettori che votate a sinistra: l'altro sistema e' morto e ha fallito) ma solo perche' il capitalismo ormai ha smesso di essere fondato sul free market mentre si tiene solo grazie ad un approccio che e' una miscela mista orrenda, pericolosa, poco etica e soprattutto non funzionante. Investimenti "tossici" che non dovevano mai essere fatti in primo luogo e che dovrebbero essere adesso liquidati, rimangono occultati nei bilanci taroccati del sistema bancario e coperti da politiche monetarie colluse.

La lezione che abbiamo imparato - dopo la recente gravissima crisi finanziaria, la peggiore dalla Grande Depressione del 1929 - e' che i banchieri, la maggior parte dei quali non sono ne' lungimiranti ne' colti, ancora guidano i destini del mondo. In Italia si parla di cricche, caste e P3: si tratta di realta' inconfutabili e non di "montature" o "polveroni", come afferma il nostro premier Silvio Berlusconi. Eppure cricche, caste e P3 fanno tutte ineluttabilmente capo a una super-lobby: quella dei banchieri.

Gli sforzi per riformare il sistema finanziario e il sistema bancario globale, come l'idea di inserire una tassa sulle transazioni dei prodottti derivati piu' a rischio - la vera droga di questo capitalismo - non hanno fatto grandi passi avanti, come ci si sarebbe aspettati secondo buon senso. Perfino la riforma finanziaria che l'ottimo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, firmera' tra pochi giorni a Washington come legge, e' un patetico cerotto per coprire le ferite di Wall Street e non la seria operazione chirurgica che era urgente per estirpare un cancro maligno (del resto, se per far vincere la corsa alla Casa Bianca a un presidente in America serve mezzo miliardo di dollari, capirete bene di che spiccioli si tratta rispetto al quadrilione di dollari di cui sopra).

I banchieri oggi hanno perfino piu' voce in capitolo di prima sulle regole disegnate nell'ambito di Basilea dalla BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali. Le banche di tutto il mondo hanno vinto questa mano al tavolo, rispetto a quelle che erano le richieste iniziali sulla necessita' di capitalizzazione e sul taglio delle assunzioni di rischio. Gli enti di controllo e le banche centrali si sono orientati con sicumera verso regole meno stringenti prendendo le distanze dalle prime proposte (purtroppo l'ex presidente della Fed Paul Volcker, consulente finanziario dell'amministrazione Obama, e' stato messo in posizione di non nuocere). Cosi' sappiamo fin d'ora che banche centrali, banchieri e stati continueranno a trattare il mercato finanziario come un tossicodipendente, agendo da spacciatori. Dite voi, qual e' il disegno di chi sa che l'esito e' la morte per overdose?

Nel frattempo la Federal Reserve americana ha passivita' in bilancio che si avvicinano a $5 trilioni di dollari e il rapporto debito/pil degli Stati Uniti sta raggiungendo rapidamente il livello del 100%, non come quello italiano, ma insomma sulla pessima strada dei paesi gestiti male. Quello di Obama e' un disperato tentativo keynesiano di stimolare un'economia portata sull'orlo del collasso apocalittico (stava per succedere: il 10 ottobre 2008) dopo gli 8 anni di irresponsabile presidenza di George W. Bush, coadiuvato sul fronte monetario dal super-colpevole ex presidente della Federal Reserve Alan Greespan (quello passato alla storia per la sua definizione di "esuberanza irrazionale", che s'e' visto dove ci ha portato).

Dunque stiamo descrivendo qui l'enorme massa di indebitamento degli Stati Uniti, la prima economia del mondo, del Giappone, la seconda economia mondiale, della Gran Bretagna, la sesta economia, e dell'Italia, la quinta economia.

E venendo a casa nostra, quanto sarebbe piu' opportuno se il ministro Giulio Tremonti invece di parlarci per metafore tra cultura pop e pseudo-filosofia ("siamo in parete" "l'economia mondiale e' come un video-gioco" "poliarchia e democrazia" "illuminati" ) ci parlasse con onesta' e coraggio trattando gli italiani da adulti e non da ragazzini da educare (leggere intervista su "Repubblica" ).

Tremonti, uno dei pochi membri dell'esecutivo che meriti i pieni voti (e per questo inviso al premier) potrebbe certamente spiegarci, senza finto ottimismo, i rischi sottostanti l'enorme pressione deflazionistica in atto nelle economie dei paesi sviluppati. Lui e' certamente consapevole del fatto che la deflazione potrebbe portare - il condizionale e' d'obbligo perche' in verita' nessuno sa cosa puo' davvero accadere - al giorno del giudizio, a punizioni non religiose ma a batoste di portafoglio globali (e per fortuna il papa o gli imam non hanno voce in capitolo almeno sulle politiche monetarie ed economiche del mondo) insomma ad un clamoroso crash deflazionario con tutto cio' che questo comporterebbe su occupazione, consumi, produzione, prezzi delle case, prezzi in Borsa.

Certo in altre parti del globo la prospettiva e' meno grama, e infatti la Cina ha appena messo a segno una crescita superiore al 10% nei primi 6 mesi del 2010. Solo che Pechino non potra' continuare a tirare l'economia mondiale all'infinito. La Cina - che ha un pil ancora relativamente piccolo per gli 1,3 miliardi di abitanti dell'immenso territorio cinese - dipende in massima parte dall'Europa, dagli Stati Uniti e dagli altri mercati occidentali per l'esportazione dei propri prodotti, manufatti con un costo del lavoro tuttora infimo rispetto a quello dell'Occidente. Le sue fabbriche potrebbero trovarsi con una colossale sovraccapacita' produttiva e i magazzini ricolmi di merce che il resto del mondo non compra piu'.

L'Italia e' in prima linea in questa guerra economica. Ma gli italiani non lo sanno, non gli viene detto, per cui non capiscono e diciamolo... non gliene frega niente, tra un Grande Fratello, un mondiale di calcio e un Emilio Fede. Anche perche' siamo coperti dall'ombrello dell'Europa e dell'euro, altrimenti Roma parrebbe adesso Buenos Aires nel 2002, altro che Atene in questi giorni. Per cui si parla di tutt'altro e fintantoche' il cavallo - il popolo italiano - continua a bere la pozione mediatica a base di melassa e finti problemi, i banchieri, i politici, le caste e le cricche continueranno a prosperare indisturbati, senza distinzione tra destra e sinistra. Ogni tanto qualche magistrato richiamera' l'attenzione su reati gravi e appropriazioni indebite a danno della collettivita', compiute da qualche ascaro del potere piu' stupido perche' accecato dal senso di impunita'; ma nulla cambiera'. E probabilmente capiremo proprio da Giulio Tremonti un bel giorno, quando presentera' le proprie dimissioni, che saremo al "game over" nel video-gioco dell'economia, almeno nella versione in lingua italiana.
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